...nihil humani a me alienum puto

SUGAR MAN

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Sugar Man (Searching for Sugar Man)
Svezia/GB  2012, 86'
Genere: Biografico, Documentario
Regia di: Malik Bendjelloul 
Tematiche: biografia, musica, apartheid
Target: da 11 anni
Imperdibile

La storia di un cantante che tutti credevano sparito (o addirittura morto)


 

Questa è una di quelle storie che uno quando le sente raccontare pensa siano impossibili, ma poi, guarda un po’, la realtà supera veramente la fantasia. Perché nel mondo della musica rock se ne sentono veramente raccontare di tutti i colori: gente che muore giovane, gente che all’apice della carriera sparisce e poi rispunta a Sanremo, gente che dal palco arriva a Hollywood, o anche viceversa. Ma che uno diventi famoso a sua stessa insaputa, ma solo dall’altra parte della Terra, e che questo si scopra decenni dopo, beh, questa è veramente bella. A raccontarla ci ha pensato un giovane regista svedese, che pensiamo verrà ricordato a lungo, in quanto in un’ora e mezza è riuscito a narrare la fantastica avventura di Sixto Rodriguez, la più misteriosa star del rock’n’roll che abbia mai inciso una canzone. 
Sixto è il sesto figlio di un immigrato messicano a Detroit, e nel 1970 con la sua chitarra calca le scene dei piccoli locali urbani; viene notato da una coppia di talent scout ed incide un LP, “Cold Fact” col nome di Rodriguez, in cui canta delle strade di Detroit, degli spacciatori (come nella prima traccia, “Sugar Man”), delle sue aspirazioni. Nonostante abbia una bella voce, bei testi, belle musiche, insomma faccia delle belle canzoni, il disco non vende. Stessa storia l’anno dopo con “Coming From Reality”. Risultato: i produttori lo scaricano, nei club girano pochi soldi, e Rodriguez va a lavorare come carpentiere in un’impresa edile. D’altronde “uno su mille ce la fa”, lo dice Gianni Morandi ma anche i fratelli Coen, per cui perché stupirsi? Ciao ciao e avanti un altro. Sennonché. Narra il regista che un’estate, in Sudafrica, una turista americana ascoltasse una cassetta di Rodriguez in spiaggia, catturando l’attenzione dei coetanei sudafricani, che in quelle canzoni vedevano la giustificazione dei loro sentimenti anti-apartheid. In breve, Rodriguez, a sua totale insaputa, diventa il Bob Dylan della gioventù sudafricana, i suoi unici due album vanno a ruba e su di lui cominciano a correre leggende, alimentate dal fatto che Internet è ancora di là da venire e il Sudafrica, per il suo regime razzista, è fuori da tutti i circuiti musicali, ma anche da gran parte delle informazioni disponibili in Occidente. Bendjelloul si comporta nello stesso modo con lo spettatore, intervistando i protagonisti del tempo: deejay, negozianti di dischi, i primi produttori; tutti si chiedono se è vero quel che si diceva. Rodriguez è morto? Si è suicidato (come qualcuno dice), sul palco, al termine dell’ennesimo concerto-fiasco? Di lui resteranno solo questi due album? 
Sembra brutto svelarlo ma ormai, dopo la tournée italiana, lo sappiamo anche noi. Rodriguez è vivo e sta bene, e grazie a Internet e alla fine dell’apartheid l’hanno scoperto anche in Sudafrica, dove (abbandonati martello e cazzuola) ha ricevuto il meritato tributo di folle acclamanti (una delle scene più belle del film, in cui la commozione si trasmette fatalmente allo spettatore). Si tira un sospiro di sollievo: una volta tanto non occorre aspettare che uno sia morto per meritarsi il successo. Guardate il film e ascoltate le sue canzoni: vi ritroverete anche voi tra i fan di “Sugar Man”.

Beppe Musicco


https://www.youtube.com/watch?v=ixrcYDaHils

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