...nihil humani a me alienum puto

Arrival

Pin It
Arrival_Film_Adams

In un futuro non troppo lontano 12 misteriosi oggetti alieni atterrano in luoghi diversi della terra. I vari governi cercano di capire le intenzioni degli alieni.

Download PDF

L’ultimo film di Denis Villeneuve (autore di film diversi ma altrettanto interessanti come La donna che canta, Prisoners, Enemy e Sicario), in concorso al festival di Venezia 2016, è un bell’esempio di fantascienza che sa unire spettacolarità e tensione a un contenuto non banale, che mescola linguistica, matematica, politica e fisica, nel raccontare una storia che parla di comprensione e accoglienza dell’altro, ma anche del modo in cui la lingua plasma il pensiero (e viceversa) e del nostro modo di concepire il tempo.

A dirla così sembra un mix astruso e potenzialmente moralistico, ma il piccolo miracolo della pellicola di Villeneuve è di trasmettere tutto questo in un modo insieme rispettoso dell’intelligenza del pubblico e straordinariamente avvincente, usando gli stilemi di un genere, la fantascienza, da sempre appassionato, nelle sue incarnazioni migliori (da Spielberg, a Nolan arrivando anche a Star Trek), alle questioni filosofiche. Villeneuve costruisce la tensione con immagini suggestive e inquietanti (quelle delle navi aliene che assomigliano a monoliti levitanti sulla superficie del pianeta), un uso accorto della musica e del suono ma rifuggendo il più possibile l’effetto splatter o la sorpresa fine a se stessa. Ci sono gli alieni tentacolari (ma mai particolarmente spaventosi), ci sono i governi e i militari paranoici, la minaccia nucleare, la tensione internazionale, ma non sono quelli il cuore della storia. Per comunicare con gli alieni gli americani, infatti  inviano una squadra capitanata da una linguista, Louise Banks, e da un fisico, Ian Donnelly.

La trama ruota tutta attorno al tempo, alla nostra percezione di esso e al dono tutto umano di riordinarlo in storia: con la lingua, come strumento di comunicazione, di espressione ma anche come potente e ambiguo strumento per descrivere e plasmare la realtà.  Il paradosso scientifico è dietro l’angolo ma Arrival se lo gioca in un modo più esistenziale e meno metafisico di Interstellar (un film più ambizioso ma meno riuscito a cui pur tuttavia assomiglia), con un risultato intellettualmente e emotivamente molto riuscito. Alla fin fine la salvezza dell’umanità si gioca più nei termini di rapporti tra individui (occhio al concetto di “gioco a somma zero”) che di forze planetarie; e in una temperie dove la mancanza di conoscenza significa spesso ostilità Arrival è un ostinato quanto ragionevole inno alla capacità umana di tendere cuore, mani e cervello verso l’altro in una prospettiva di reciproca accoglienza.

La protagonista, incarnata con convinzione ed energia da Amy Adams, crede profondamente nella possibilità (e nel dovere) della comunicazione ed è la sua tensione verso l’altro (e forse anche l’Altro in assoluto) il vero motore della storia. Jeremy Renner presta il suo carisma e la sua bravura alla parte minore – ma perno nella trama – dello scienziato affiancato a Louise nella missione di creare un ponte con gli alieni. Anche qui per una volta si riesce ad andare oltre una trita e semplicistica contrapposizione scienza/fede, per esplorare le differenze e le complementarietà dei metodi, ma anche degli approcci maschile e femminile, tanto che è proprio il rapporto tra i due a nascondere la chiave di tutta la vicenda.

.

Laura Cotta Ramosino

Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter
I agree with the Privacy e Termini di Utilizzo

Donazioni

Fai la tua donazione al "Centro Culturale Il Sentiero"

Scegli l'importo:

Copyright © 2017 Centro Culturale "Il Sentiero". Tutti i diritti riservati.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per offrire servizi in linea con le tue preferenze. Se non accetti le funzionalità del sito risulteranno limitate. Se vuoi saperne di più sui cookie leggi la Cookie Policy. Cookie Policy