...nihil humani a me alienum puto

BISAGNO

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Aldo Gastaldi: giovane comandante partigiano, fiero patriota, grande cristiano.

 

Ci sono importanti pagine di storia, la nostra storia, che dovremmo avere care. E che invece non conosciamo per nulla. Pochi fuori dalla Liguria conoscono il nome di Aldo Gastaldi detto Bisagno, che in quella regione è invece ancora una leggenda, anche se soprattutto tra le persone che hanno ancora memoria della Resistenza. In ogni caso, è davvero prezioso il lavoro di Marco Gandolfo, regista genovese che alla sua figura ha dedicato un sobrio ma commovente documentario. Partendo dal materiale raccolto dal fratello di Bisagno, che morì in circostanze sospette un mese dopo la fine della guerra, e poi con testi, documenti, testimonianze di compagni ancora in vita, Gandolfo ricostruisce la figura di questo grande partigiano, un giovane leader (morì a soli 24 anni) coraggioso, appassionato dei suoi commilitoni che cercava sempre di proteggere, animato da un profondo senso di umanità anche verso il nemico e da una grande fede. Sottotenente del XV Reggimento Genio, a pochi giorni dall’armistizio dell’8 settembre 1943 sale in montagna e nel giro di pochi mesi, con questo nome di battaglia che sembra connotare perfettamente il suo carattere impetuoso come il torrente genovese, diventa il comandante più amato in Liguria e un riferimento per i commilitoni. Gastaldi interpreta il ruolo non come potere, ma come servizio: è il primo ad esporsi ai pericoli e l’ultimo a mangiare, riserva a se stesso i turni di guardia più pesanti. Si conquista così l’amore e la stima degli uomini e delle popolazioni contadine, senza il cui sostegno la lotta partigiana sarebbe stata impossibile. Cattolico, apartitico, con un carisma straordinario, si oppone con decisione ad ogni tentativo di politicizzazione della resistenza. E presto si fa parecchi nemici, che brigano per togliergli il comando o per limitarne il raggio d’azione, senza escludere minacce più o meno esplicite. La sua morte – avvenuta il 21 maggio 1945 a Desenzano del Garda, derubricata ad incidente – toglierà di mezzo un personaggio decisamente scomodo.

Lo sguardo del regista è appunto asciutto, lontano dalla retorica sulla lotta di liberazione, quella Resistenza resa simbolo di divisione da alcuni e osteggiata a prescindere, stupidamente, da altri. Con Bisagno offre un documento prezioso storicamente e umanamente intensissimo: le voci dei compagni del partigiano che rievocano commossi l’amico e leader, ma anche quella della poetessa Elena Bono (scomparsa nel 2014), le lettere, i documenti: tutto concorre a regalarci un ritratto semplice ma indimenticabile.

Antonio Autieri

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