...nihil humani a me alienum puto

IL LIBRO DELLA GIUNGLA

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Adattamento live action del classico di Rudyard Kipling. Il piccolo orfano Mowgli viene cresciuto da un branco di lupi nella giungla, ma la tigre Shere Khan è in cerca di vendetta…

 
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Recensione

Nel 1967 Il libro della giungla fu l’ultimo cartoon supervisionato da Walt Disney prima di morire: un adattamento del classico di Kipling dai toni scanzonati e leggeri, pieno di canzoni indimenticabili (un paio delle quali vengono riprese anche in questo film). Questa nuova versione, interamente realizzata al computer (l’unico attore in scena è il piccolo protagonista), ha un cast di voci di prestigio nella versione originale (tra gli altri Ben Kingsley, Idris Elba, Bill Murray e Scarlett Johanson), che per fortuna la versione italiana non fa rimpiangere (Toni Servillo dà toni di asciutta tenerezza a Bagheera e Neri Marcoré se la spassa in quelli dell’orso Baloo; ma ci sono anche Giovanna Mezzogiorno e Violante Placido), ma soprattutto recupera elementi dei racconti originali di Kipling imprimendo alla storia una svolta più adulta, a tratti più inquietante e spaventosa.

Se questo rende la pellicola poco adatta ai bambini più piccoli, le regala però anche una dimensione intrigante, rendendo pienamente giustizia alla bellezza e al pericolo di uno scenario naturale estremo (un paradosso, se si considera che il film è stato interamente girato a Los Angeles), dove si consuma il dramma e l’avventura del crescere di un cucciolo di uomo che cerca disperatamente un popolo a cui appartenere. Quello dei lupi, che l’ha adottato e alle cui leggi si sforza faticosamente di uniformarsi sotto la guida della saggia pantera Bagheera, o quello degli uomini cui è forzato a tornare quando la minaccia di Shere Khan mette in pericolo coloro che ama. La vicenda di Mowgli mescola sfide a volte terrorizzanti (la corsa dei bufali nella gola, che cita abilmente Il re leone, o la battaglia finale con la tigre; ma sono diversi i momenti “di paura”), con momenti di allegro interludio (affidati soprattutto all’orso Baloo, altra bella figura paterna quasi controvoglia) e di meditazione sull’identità e il destino. Il piccolo uomo cresciuto dai lupi deve trovare un suo posto nel mondo, senza cercare di essere qualcosa che non potrà mai diventare (che è poi quello che tenta di fare re Luigi, il capo delle scimmie, che aspira al fuoco degli uomini e al potere che può dargli), ma senza necessariamente rinnegare la giungla che lo ha cresciuto. In questo percorso non è mai solo: dall’affetto incrollabile della mamma lupa (tu sarai sempre mio), al richiamo alla legge del branco che porta nel cuore, attraverso l’affetto quasi militaresco di Bagheera (custode delle tradizioni della foresta) e l’amicizia inizialmente un po’ interessata di Baloo. Il tratto distintivo di Mowgli, più ancora del coraggio, è l’istintiva generosità, che riesce a travalicare le distinzioni gerarchiche del mondo animale e unirlo anche al di là di fragili tregue date dalla necessità (come quella causata dalla siccità), in nome di un ideale più grande.

Shere Khan è un’antagonista a tratti davvero terrorizzante nella sua determinazione distruttiva (qui declinata nei tratti di un totalitarismo mostruoso dalla violenza improvvisa) ma anche nella sua sconcertante capacità di cogliere l’intima contraddizione del piccolo uomo-lupo, potenzialmente lui stesso pericolo per la comunità che lo ha accolto (l’uomo è il padrone del fuoco). Riuscire a conciliare la sua doppia natura sarà la più grande sfida (vinta non senza dolorosi sacrifici) da Mowgli e dal suo popolo.

Laura Cotta Ramosino

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 TRAILER

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