...nihil humani a me alienum puto

LA ZUPPA DEL DEMONIO

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La zuppa del demonio (id.)
Italia 2014, 80’
Genere: Documentario
Regia di: Davide Ferrario 
Tematiche: Boom, industrializzazione, lavoro, Italia, riscatto
Target: da 11 anni
Imperdibile

L’industrializzazione dell’Italia del ‘900 attraverso i filmati d’archivio delle grandi imprese


 

Grande merito va a Davide Ferrario per questo preziosissimo documento, che riporta al grande pubblico (speriamo soprattutto dei più giovani) brani di un insieme di documentari che rischierebbero altrimenti di rimanere confinati negli archivi. La zuppa del demonio è l’immaginifico termine coniato da Dino Buzzati per descrivere il contenuto dell’altoforno che riempie i grandi crogioli, nel documentario del 1964 Il pianeta acciaio. Questo e altri spezzoni, sapientemente montati, mostrano lo sforzo industriale italiano a partire dagli anni 30, con l’inaugurazione mussoliniana dei nuovi impianti della Fiat al Lingotto di Torino, e che prosegue dagli anni 50 in poi, in un paese ancora segnato dai postumi della guerra, ma con una volontà di riscatto e una determinazione al miglioramento, come non se ne sono più viste fino ai giorni nostri. Un’idea positiva di progresso che ha percorso tutti quegli anni, fino alla crisi petrolifera degli anni 70, mostrata anche attraverso immagini che oggi fanno rizzare i capelli, come lo sradicamento degli ulivi dalla piana di Taranto per realizzare le acciaierie dell’Italsider. Immagini che venivano esibite con orgoglio, certi (dall’ultimo contadino fino al ministro) che abbandonare l’agricoltura in favore dell’industria volesse dire affrancarsi da generazioni di povertà e di fame, da una vita vissuta in tuguri malsani in compagnia delle bestie da soma, per entrare in un’epoca che permetteva di vivere in case dignitose, avendo accesso all’istruzione per grandi e piccini, con possibilità mai viste di salire la scala sociale. Un documento che testimonia al di là di ogni possibile critica il senso della dignità del lavoro, la soddisfazione di un’opera portata a termine (gli spezzoni dei documentari di Olmi sulla realizzazione delle dighe in Valtellina, per generare l’energia per Milano, sono addirittura commoventi), l’orgoglio di chi si sentiva parte di uno sforzo comune e per il bene di tutti. Quell’atteggiamento che ora ci appare, se non negativo almeno contraddittorio, allora era celebrato anche autori di sinistra come Bocca, Pasolini o Fortini, che non disdegnavano di scrivere le sceneggiature per questi documentari prodotti dalle grandi industrie, convinti che “le magnifiche sorti e progressive” passassero obbligatoriamente attraverso l’operaizzazione delle classi popolari. Com’è finita, lo vediamo tutti ai giorni nostri: ma la bellezza di quei volti, di quelle mani che costruiscono, di quei sorrisi carichi di dignità e soddisfazione, quelli, dovrebbero ancora poterci insegnare qualcosa.

Beppe Musicco


Trailer


https://www.youtube.com/watch?v=gXidmk-H2FU

 

 

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