
| . Visita guidata alla Palazzina Cinese, al Museo etnografico " G. Pitrè" . e alla Colonna d'Ercole a cura di Filippo La Porta Introduzione a cura di Rita Martorana Tusa . |
|
|
Con la presenza del sovrano, Palermo riacquistava il prestigio e il fasto di una città sede regale, e l’aristocrazia locale riviveva da protagonista gli splendori della corte. Per rendere più piacevole l’esilio palermitano il sovrano Il re volle costruire una residenza destinata alla villeggiatura e alla caccia, indirizzando la sua attenzione verso i terreni della Piana dei Colli, dove l’aristocrazia già da un secolo aveva costruito le proprie sontuose ville. Così si concluse l’acquisto di una tenuta appartenente a Giuseppe Maria Lombardo e Lucchese, barone della Scala e dei Manchi del Belice, in cui, tra gli altri pregi legati alla bellezza dei luoghi, sorgeva anche casena edificata “alla cinese”, con un nucleo centrale in muratura sormontato da una copertura a pagoda e due ali laterali coperte anch’esse da piccole pagode: era chiamata Villa delle Campanelle per una miriade di campanellini metallici che ne ornavano festosamente il prospetto e la recinzione e tintinnavano a ogni soffio di vento. Fu questo il primo dei “siti reali borbonici”, a cui Ferdinando volle dare il nome di “Favorita” in ricordo della prediletta reggia di Portici che era stato costretto ad abbandonare. Il re infatti voleva ricreare al di qua dello Stretto i modelli dei siti reali partenopei, vasti territori destinati alle cacce del sovrano e al diletto della corte - secondo la tradizione venatoria che in Sicilia risaliva addirittura alla creazione dei parchi dei re normanni – ma anche fattorie modello dove si praticava un’agricoltura razionale tramite l’applicazione di nuove tecnologie ispirate alle idee illuministiche di cui i Borboni ambivano farsi promotori. Tra gli altri “siti reali” ricordiamo la riserva di caccia di Boccadifalco, Scopello, Calatafimi, e - più famoso - il bosco della Ficuzza con la casina reale. Nel 1799 Ferdinando IV affidò l’incarico di ristrutturare la casena “alla cinese” dell’avvocato Lombardo al celebre architetto Giuseppe Venanzio Marvuglia, il quale riuscì egregiamente nel compito di adeguare la palazzina alle esigenze del sovrano senza alterarne radicalmente l’aspetto orientale e l’atmosfera esotica. L’intervento del Marvuglia si limitò dunque, all’esterno, alla realizzazione delle due grandi terrazze laterali dalle strane travature traforate e all’aggiunta dei due portici poligonali, evidenziati da alte colonne sulle due facciate.. |
|