...nihil humani a me alienum puto

A cavallo sono un re

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(26 maggio 2015)“Storie oltre i limiti”. Così il sottotitolo sintetizza già tutta la portata della proposta, che risulta certamente ardita e insolita per un mondo come il nostro, in cui il limite è di solito la fine della storia: la fine della storia di un rapporto, perché se mi dai fastidio me ne vado; la fine della mia storia personale, perché il mio limite è l’ultima parola su di me.

È per questo che la notizia merita un articolo di giornale: bisogna parlare di un libro che spacca il giudizio comune, e lo fa perché è più vero.

Il libro è A cavallo sono un re di Laura d’Incalci (Edizioni San Paolo 2014), giornalista comasca che un bel giorno, per un’amicizia, ha cominciato a raccontare la storia dei disabili assistiti dall’associazione Thais. Il libro era cominciato per dare testimonianza di un’esperienza associativa, è cambiato sotto le mani dell’autrice perché la storia di quegli uomini e delle loro famiglie prendeva la mano e non si poteva più mettere da parte. Sembrava una scommessa persa in partenza (chi legge un libro che racconta storie di disabilità?), invece il bel testo della d’Incalci non solo ha trovato un prestigioso editore ma è diventato un piccolo best-seller.

Il libro è stato presentato a Palermo venerdì scorso su iniziativa del centro culturale Il Sentiero. Ed è stato un vero avvenimento, non solo perché il libro merita di essere presentato, ma perché è stata un’occasione per scoprire che tra di noi, nella nostra città, una coscienza nuova non è solo desiderata ma costituisce una realtà in atto.

A presentare il libro insieme all’autrice Il Sentiero ha invitato infatti Elisa Barraco, presidente della cooperativa Parsifal, e Gerardo Iacopino, professore di Neurochirurgia dell’Ateneo di Palermo.

Parsifal è il nome (non casuale) di una realtà, attiva ormai da più di 10 anni nella nostra città, rivolta alle situazioni di disagio che vanno dallo svantaggio economico-sociale a malattie quali l’autismo; un luogo in cui il limite si è dispiegato come occasione, misteriosa e dolorosa, di una pienezza normalmente inattingibile. La stessa esperienza descritta – drammaticamente, e perciò con una veridicità quasi vertiginosa – dal professore Iacopino, il quale ha vissuto in prima persona l'accoglienza di una bambina gravemente disabile all’interno del suo nucleo familiare.

Le cose non sono come appaiono, e “c’è più verità in cielo e in terra che in tutta la nostra filosofia”. E così un’esperienza presente fa saltare tutte le categorie.

Non che uno decida di buttare a mare tutte le sue concezioni: ciò non basterebbe, perché ad un’esigenza reale ed urgente posta dalla vita (la bambina che hai in braccio sembra non vederti e non sentirti) non si può rispondere con un ragionamento più arguto, con una riflessione morale argomentata secondo il criterio dell’universalizzazione. È che tutte le proprie concezioni si sgretolano davanti a qualcosa che accade: stando davanti ad una persona segnata dal limite scopri la verità di te e della realtà, e cioè che il limite è la porta segreta sul mistero dell’essere. Lo scandalo verso la bambina che apparentemente è solo un vegetale si palesa come uno scandalo che io avevo su di me; e la scoperta che quella bambina è qualcosa d’altro mi permette di vedere più a fondo, d’improvviso me la rende cara e mi costringe quasi a venerarla, perché grazie a lei io posso, finalmente, andare al cuore della vita.

L’infinita misura del limite, come direbbe Flannery O'Connor: il limite non misura, ma al contrario apre ad una misura infinita. Il punto più limitato del reale è quello in cui si spalanca l'esperienza dell'Infinito.

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