...nihil humani a me alienum puto

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Il Mistero dell'Eucarestia


Relazione di Concetta Carruba Toscano



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L’Eucarestia

 

 

E’ con non poca commozione che mi intratterrò con voi per parlare di questo grande dono, di questo immenso prodigio, di questo grande mistero che è l’Eucarestia.

Ho fatto la Prima Comunione a 7 anni ed il mio primo approccio “teorico”, “catechistico” “teologico” sulla Comunione fu un grande fiasco.

Ricordo che qualche giorno prima della Prima Comunione, P. Anselmo, un frate della Chiesa di via Terra Santa dove ho fatto il catechismo, ha riunito tutti noi bambini per le prove generali e per un ripasso finale del catechismo. Ad un certo punto ha chiesto a tutti noi: “Dove c’è più Gesù? Nell’Ostia grande del sacerdote o in quella piccola dei fedeli?

Presa da una grande enfasi e, nonostante la mia timidezza, facendomi grande coraggio, ricordo che con voce davvero altisonante risposi: “Nella grande”!

E  P. Anselmo, con uno sguardo severissimo ma pieno comunque di paternità mi disse: “Brava Concetta. Non hai capito niente!”

Poi arrivò la tanto attesa domenica ed io, che ero un tipo ribelle, monella ed alquanto vivace, (figuratevi che alla preghiera dei fedeli son volata dal banchetto che ci avevano messo per arrivare al microfono dell’ambone), all’offertorio ne combinai un’altra, non appena feci la Comunione però, lo ricordo come se fosse oggi,  mi sono ammutolita ed ho iniziato a sudare. Se vedeste le mie foto di quel momento direste: “altro che monella”. Ero immobile con la chiarissima percezione che mi stava accadendo una cosa immensa.  Avevo 7 anni ma nonostante l’età rimasi  sconvolta dal fatto che tutta la pienezza della divinità fosse dentro la mia bocca. Son rimasta qualche minuto con l’ostia in bocca senza riuscire a fare alcun movimento per ingoiarla, proprio perché continuavo a ripetermi: “E’ Dio, è Dio!”.

Diventando più grande ho capito ciò che intende dire il Salmo 8 laddove afferma: “Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli”.

Una cosa è certa. E lo dico a 47 anni, cioè 40 anni dopo quell’esperienza: la mia stessa consistenza,  la mia stessa esistenza, la mia stessa sussistenza non avrebbero alcun motivo d’essere  se non ci fosse l’Eucarestia.

E’ il dono più grande che abbia mai ricevuto. E’ ciò che mi costituisce e che mi rende “persona” capace di desiderare Dio, di desiderare la vita, di desiderare il bello, di desiderare l’amore. (Fonte e culmine = ciò che mi costituisce, ciò che mi fa desiderare e l’oggetto stesso del desiderio)

Io neppure esisterei  se non ci fosse Lui, questo “Tu che mi fa” e che si dona a me attraverso la cosa più povera che esiste: il pane.

Certo è un mistero troppo grande per il mio piccolissimo intelletto ma, laddove l’intelletto non viene in mio soccorso, entra in gioco l’esperienza di tutta la mia vita che afferma potentemente che senza Gesù non potrei vivere. Senza la Comunione non potrei vivere. E questa è la ragionevolezza della fede.

E questa possibilità concreta di accedere al mistero, ci è stata data 2.000 anni fa proprio da Gesù stesso.

Il Mistero dell’Eucarestia, ha avuto diversi nomi, sia all’interno della Sacra Scrittura, sia nella Tradizione:

  • Rendimento di grazie
  • Corpo e Sangue di Cristo
  • Cena del Signore
  • Frazione del pane
  • Pane degli Angeli
  • Comunione
  • Pane di Vita
  • Memoriale della passione e morte del Signore
  • Santissimo sacramento dell'altare
  • Farmaco dell’immortalità
  • Cibo spirituale

Tutti questi appellativi, però, esprimono al stessa cosa.

Con Eucarestia intendiamo fondamentalmente tre dimensioni del mistero della nostra salvezza.

1. Nell'Ultima cena Gesù distribuì ai suoi discepoli il pane ed il vino come suo corpo e suo sangue, offerti come sacrificio per la salvezza degli uomini, incaricandoli di fare lo stesso in sua "memoria".

La Chiesa cattolica, dunque, fin dalla sua origine, celebra l'atto sacramentale dell'eucaristia come uno degli impegni lasciatigli da Gesù stesso, suo Dio salvatore e fondatore.

 

2.  L'eucaristia è l'azione sacrificale durante la quale il sacerdote offre il pane e il vino a Dio, che, per opera dello Spirito Santo, 
diventano realmente il Corpo e il Sangue di Cristo, lo stesso Corpo e lo stesso Sangue offerti da Gesù stesso sulla croce.

L'altare è la croce sul quale in ogni messa si avvera lo stesso e identico sacrificio (in questo caso incruento) della stessa vittima: l'Agnello pasquale, cioè Gesù.

Con la distribuzione della comunione, in cui sono presenti il Corpo, il Sangue, l'Anima e la Divinità di Gesù, i fedeli entrano in comunione con Dio e pregustano i suoi beni, chiedono espiazione dei propri peccati, implorano la benedizione di Dio e chiedono il suffragio per le anime dei defunti.

 

3. Da tutto ciò ne deriva la necessità, da parte della Chiesa e di ogni fedele, di rendere grazie a Dio per tutti i benefici concessi, compreso la salvezza di Gesù realizzata attraverso la sua passione, morte e risurrezione. Questa azione di grazie l’ha fatta Gesù stesso. Infatti, quando prese il pane ed il vino, nell’ultima cena, rese grazie  e benedizione a Dio, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse….

Questo rendere grazie e benedire, in ebraico si traducono con la stesso vocabolo:  berakhà.

La berakhà è la grande preghiera di ringraziamento e di benedizione della tradizione d’Israele che inaugurava i grandi conviti. Le due diverse parole greche  usate nei vari vangeli (ευχαρίστω ed ευλογία ) indicano le due direzioni intrinseche e complementari di questa preghiera. La berakhà, infatti, è anzitutto ringraziamento e lode che sale a Dio per il dono ricevuto.

 

Allora, come avevo detto, il termine eucarestia ha una triplice accezione, un triplice significato:

  • L’Eucarestia è rendimento di grazie
  • L’Eucarestia è memoriale
  • L’Eucarestia è il Corpo di Cristo (presenza reale)

 

 

Quindi, Rendimento di grazie, Memoriale, Corpo di Cristo  sono 3 dimensioni che racchiudono il grande  mistero dell’incarnazione, passione morte e risurrezione di Gesù, e quindi, il mistero della nostra salvezza e redenzione.

 

Allora l’Eucarestia è:

Un Sacramento di rendimento di grazie

Un sacramento memoriale

Un sacramento della presenza di Cristo.

L'intero complesso della celebrazione eucaristica (e dunque liturgia della parola e liturgia eucaristica) è il memoriale di tutto il mistero di Gesù, centrato nella sua morte e risurrezione; infatti, la preghiera eucaristica è tutta pervasa dal tema del memoriale.

Nella cena pasquale ebraica, consistente in azzimi ed erbe amare, si assisteva al ricordo della liberazione dall'Egitto e degli eventi dell'esodo stesso.

Nella cena pasquale cristiana (la Messa) invece,  si assiste al ripresentarsi vivo e vero (memoriale) della passione morte del Figlio di Dio, che libera del peccato e "riconcilia nel suo amore il mondo intero".

S. Paolo scrive: "Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice voi annunziate la morte del Signore finché egli venga".

È necessario soffermarsi in modo particolare sulla comprensione dell'eucaristia come memoriale (anamnesi), in ebraico zikkaron: questo termine indica azioni rituali riferite ad un evento (salvifico) passato in grado tuttavia di attualizzarlo, rendendolo presente ai celebranti nelle sue stesse dimensioni salvifiche, e proiettandolo anche verso il futuro.

Ecco perché: "L'eucaristia è il memoriale di Gesù crocifisso e risorto, cioè il segno vivo ed efficace del suo sacrificio, compiuto una volta per tutte sulla croce e ancora operante in favore di tutta l'umanità" (Battesimo, eucaristia, ministero, documento ecumenico di Lima, 1982).

 

E questo la dice lunga anche sulla presenza reale.

Ciò che noi mangiamo e beviamo durante la Messa è il Corpo e Sangue di Cristo.

Durante la consacrazione, avviene sempre per  intervento di Dio, un grande mistero sacramentale che permette la transustanziazione delle specie del pane e del vino.

Il termine “Transustantiatio” (dal lat. trans-substantiatio) nei documenti pontifici compare la prima volta con il Concilio Lateranense IV (1215).  In seguito, con il Concilio di Trento (1545-1563) riceverà  la sua formulazione definitiva.

Questa dottrina ricevette la sua più coerente formulazione in seno alla filosofia scolastica, che interpretava efficacemente la transustanziazione attraverso la ripresa della teoria dell' ilemorfismo aristotelico.

 

Secondo tale teoria la materia prima è il principio indeterminato, passivo, potenziale, residente in tutti i corpi, avente potenzialità all'essere sostanziale, che riceve la sua determinazione dalla forma.

Invece la forma sostanziale è l'elemento attivo, specificante, che determina la materia, cosicché l'una non può essere senza l'altra.

Ecco perché san Tommaso si rifà a questa teoria. E’ la teoria più idonea per spiegare  l'unione inscindibile di forma sostanziale e di materia prima.

Ho detto prima che durante la consacrazione avviene un grande mistero sacramentale. Come mai non ho invece affermato che la transustanziazione è un vero e proprio miracolo? Come mai il “cambio di sostanza” non viene definito miracolo?

Perché le specie (ossia l'apparenza accidentale) del pane e del vino rimangono però normalmente intatte.

Dico normalmente perché, a volte è capitato che anche l’apparenza accidentale del pane e del vino si sono “alterate” in carne e sangue.

Infatti, per esempio, tra il Concilio Lateranense IV (1215) ed il Concilio di Trento (1545-1563), avviene il Miracolo Eucaristico di Bolsena (1263).

[Pietro da Praga, sacerdote boemo, nell’anno 1263 fu assalito dal dubbio sulla reale presenza di Cristo nel pane e nel vino consacrati.

In un periodo di controversie teologiche sul mistero eucaristico, questo sacerdote intraprese un pellegrinaggio verso Roma, per pregare sulla tomba di Pietro e placare nel suo animo i dubbi di fede che, in quel momento, stavano mettendo in crisi la sua vocazione. La preghiera, la penitenza e la meditazione nella basilica di San Pietro rinfrancarono l'animo del sacerdote, che riprese quindi il viaggio di ritorno verso la sua terra.

Percorrendo la via Cassia, si fermò a pernottare nella chiesa di Santa Cristina a Bolsena.

Il ricordo della martire Cristina, la cui fede non aveva vacillato di fronte all'estremo sacrificio del martirio, turbò nuovamente il sacerdote e, il giorno dopo, chiese di celebrare messa nella chiesa. Di nuovo tornò l'incertezza di quello che stava facendo; pregò intensamente la santa perché intercedesse presso Dio affinché anche lui potesse avere «quella fortezza d'animo e quell'estremo abbandono che Dio dona a chi si affida a lui».

Durante la celebrazione, dopo la consacrazione, alla frazione dell'Ostia, è apparso ai suoi occhi un "prodigio" al quale da principio non voleva credere: l'Ostia che teneva tra le mani è diventata carne da cui stillava "miracolosamente" abbondante sangue. Impaurito e confuso ma, nello stesso tempo, pieno di gioia, cercò di nascondere ai presenti quello che stava avvenendo: concluse la celebrazione, avvolse tutto nel corporale di lino usato per la purificazione del calice che si macchiò immediatamente di sangue e fuggì verso la sacrestia. Durante il tragitto alcune gocce di sangue sarebbero cadute anche sul marmo del pavimento e sui gradini dell'altare.

Pietro da Praga andò subito da papa Urbano IV, che si trovava ad Orvieto, per riferirgli l'accaduto. Il papa inviò a Bolsena Giacomo, vescovo di Orvieto, per verificare la veridicità del fatto e riportare le reliquie. Questi fu accompagnato dai teologi Tommaso d'Aquino e Bonaventura da Bagnoregio. Tra la commozione e l'esultanza di tutti, il vescovo di Orvieto tornò dal Papa con le reliquie del "miracolo". Urbano IV ricevette l'ostia e i lini intrisi di sangue, li mostrò al popolo dei fedeli e li depose nel sacrario della cattedrale orvietana di Santa Maria.]

A seguito di tale miracolo venne istituita l'8 settembre 1264 da papa Urbano IV con la Bolla Transiturus de hoc mundo,  la festa del Corpus Domini.

Questa festa ricorda uno dei miracoli eucaristici.

A tal proposito, desidero citare un altro miracolo eucaristico, quello di Lanciano.

Questo è il primo miracolo eucaristico ed è avvenuto nel 700.

Secondo il racconto tradizionale, un monaco basiliano, mentre celebrava la Messa nella chiesa dei Santi Legonziano e Domiziano, dubitò della presenza reale di Gesù nell'eucarestia. In quel momento l'ostia è divenuta carne ed il vino si è tramutato in sangue.

Sono stata a Lanciano diversi anni fa ed ho visto quest’ostia ed i 5 grumi di sangue raccolti in un’ampolla di vetro. Ero con un amia amica medico la quale ha comprato dei libri riportanti gli esiti degli studi prettamente scientifici fatti sul pezzo di carne e sui grumi di sangue.

Sono rimasta molto colpita dagli studi fatti da medici non cattolici ed alcuni, addirittura, atei.

Hanno affermato e confermato che:

  • Ø l’ostia è parte del tessuto di un miocardio umano vivente e sofferente;
  • Ø i grumi di sangue sono sangue umano di gruppo AB come quello sulla Sindone
  • Ø pesando i cinque grumi di sangue singolarmente, o tutti insieme, o a gruppi di due, tre o quattro, si sarebbe ottenuto sempre lo stesso peso.

Ecco cosa è un miracolo eucaristico.

Sappiamo tutti che quando Lutero diede inizio alla Riforma  tra i tanti articoli di fede, toccò anche quello della transustanziazione.

Infatti, a tutt’oggi, i luterani parlano di consustanziazione.

Il primo ad ipotizzare la consustanziazione fu Berengario di Tour (1010-1088). Secondo Berengario  il corpo di Cristo sta nel cielo, e dunque non può essere presente in tanti luoghi quante sono le ostie consacrate, ed inoltre in esse non potrebbe rientrare completamente.

Ed allora per Berengario il pane e il vino sono soltanto un simbolo di realtà spirituali, un signum sacrum, un segno visibile che ci permette di afferrare, al di là dell’apparenza sensibile, l’idea della Passione di Cristo. Ma Cristo è morto, nella carne, una volta sola, e dopo la Resurrezione il suo corpo è incorruttibile e dunque non può soffrire ancora:

Quattro secoli dopo, Lutero insegnava che il corpo ed il sangue di Cristo sono presenti  in, con, e sotto le forme del pane e del vino. Lui sosteneva che nel sacramento eucaristico il pane e il vino al tempo stesso mantengono la loro natura fisica e divengono anche sostanza del corpo e del sangue del Cristo.

Lutero illustrò la sua teologia sull'Eucaristia "in analogia al ferro che, messo nel fuoco, fa sì che sia il fuoco e il ferro siano uniti nel rosso ferro incandescente, e tuttavia ognuno si mantiene", un concetto denominato unione sacramentale.

I protestanti, a seconda della confessione, usano il termine Santa Cena, Cena del Signore (Lord's Supper), Comunione, o a volte anche Eucaristia. Le posizioni sul suo significato sono diverse, ma possono essere ricondotte a tre grandi interpretazioni, quella di Lutero, favorevole alla consustanziazione, quella di Zwingli, sostenitore di un significato puramente simbolico del pane e del vino ed infine quella di Giovanni Calvino e cioè quella di una presenza spirituale e di una partecipazione reale al corpo di Cristo.

Tutto ciò, differisce dalla transustanziazione poiché quest'ultima afferma invece la reale conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del corpo di Cristo, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo sangue.

E tale transustanziazione continua anche dopo la celebrazione eucaristica, fino alla consumazione del pane e del vino.

I protestanti, invece, affermavano che tale consustanziazione era presente solamente all’interno della celebrazione eucaristica. Terminata la celebrazione, il pane tornava solamente pane ed il vino semplicemente vino. Allora, per controbattere la posizione cattolica circa la permanenza del mistero anche dopo la fine della celebrazione, uscivano fuori dai loro luoghi di culto e calpestavano sotto i piedi il pane ed il vino che gli erano avanzati durante la liturgia.

Oltre alla ovvia scomunica, la Chiesa cattolica, proprio a motivo di ciò, iniziò non solo il culto dell’adorazione eucaristica esposta nell’ostensorio, ma addirittura, il Tabernacolo divenne il posto più importante della chiesa, intesa come edificio. Le chiese vennero costruite in modo tale da dare ampio risalto al Tabernacolo.

Allo spostamento del tabernacolo contribuì, quindi,  l'evoluzione del culto eucaristico, che dalla controriforma in poi si concentrò particolarmente sulla presenza reale con atti di adorazione solenne. Fu il vescovo Marco Giberti di Verona (1524-1542) il primo a far collocare il tabernacolo sull'altare maggiore, l'usanza si estese poi dopo il concilio di Trento e divenne quasi generale nel XVII secolo.

La Chiesa cattolica e quella ortodossa affermano che la presenza reale di Cristo nelle specie eucaristiche permane sino alla loro consumazione: perciò il Santissimo Sacramento è conservato nei tabernacoli (o cibori) per essere adorato, ma anche e soprattutto come riserva per la comunione ai malati e ai moribondi (in questo caso si usa il termine di "Viatico").

Riaprendo il dibattito sulla Presenza Reale al Concilio di Trento, nel 1551 il cattolicesimo oppose alle posizioni luterane il dogma della transustanziazione, basandosi su San Tommaso.

E così il Concilio di Trento nella definizione dogmatica della XIII sessione dell'11 ottobre 1551, al capitolo IV dichiara:

 

 

“ con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del Suo Sangue. Questa conversione, quindi, in modo conveniente e appropriato è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione. “


Ad oggi, secondo il Compendio al catechismo della Chiesa cattolica, con la consacrazione si opera:

 

“la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del Suo Sangue. Questa conversione si attua nella preghiera eucaristica, mediante l'efficacia della parola di Cristo e dell'azione dello Spirito Santo. Tuttavia, le caratteristiche sensibili del pane e del vino, cioè le «specie eucaristiche», rimangono inalterate. “ (n. 283)

 

Afferma la  Sacramentum caritatis (esortazione Apostolica postsinodale di Benedetto XVI) che “L’Eucarestia è la Fonte e il culmine della vita e della missione della Chiesa”

L’Eucarestia è il  Mistero che ci celebra nella Messa e che si vive nella quotidianità = Ite Missa est. = adesso siete incaricati di andare nel mondo a portare la novità che avete celebrato.

In questo saluto ci è dato di cogliere il rapporto tra la Messa celebrata e la missione cristiana nel mondo.

Questo saluto esprime sinteticamente la natura missionaria della Chiesa.

Questo perché l’Eucarestia non è un fatto privato, che assumo in privato,  e che ha risvolti solamente nel mio privato.

Nel fare memoria, nel rendere grazie e nell’assumere il corpo e sangue reale di Cristo, ognuno di noi è chiamato a vivere la propria vocazione missionaria che abbiamo tutti perché l’abbiamo ricevuta nel battesimo.

 

Voglio precisare che la Comunione è l’unico cibo che noi NON assimiliamo, ma è l'unico cibo che ci assimila.  Attraverso la Comunione, noi veniamo assimilati a Cristo.

Da ciò possiamo capire meglio anche il titolo degli esercizi di quest’anno “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”.

 

Tutto ciò avviene affinché la nostra affezione a Cristo e il nostro desiderio di Lui diventino davvero quel qualcosa che ci dà la motivazione dell’ alzarci al mattino e del vivere la nostra giornata facendo continuamente “memoria” di quanto ci è accaduto e a cosa siamo destinati. (fonte e culmine)

 

Afferma Benedetto XVI: “L'uomo è creato per la felicità vera ed eterna, che solo l'amore di Dio può dare. Ma la nostra libertà ferita si smarrirebbe, se non fosse possibile già fin d'ora sperimentare qualcosa del compimento futuro. Del resto, ogni uomo per poter camminare nella direzione giusta ha bisogno di essere orientato verso il traguardo finale. Questa meta ultima, in realtà, è lo stesso Cristo Signore vincitore del peccato e della morte, che si rende presente a noi in modo speciale nella Celebrazione eucaristica. Così, pur essendo noi ancora « stranieri e pellegrini » (1 Pt 2,11) in questo mondo, nella fede già partecipiamo alla pienezza della vita risorta. Il banchetto eucaristico, rivelando la sua dimensione fortemente escatologica, viene in aiuto alla nostra libertà in cammino.” (ESORTAZIONE APOSTOLICA POSTSINODALE  SACRAMENTUM CARITATIS)

 


Concludo con le parole di Benedetto XVI dette nell’Udienza Generale dell’ 11 gennaio 2012:

“Cari amici, chiediamo al Signore che, dopo esserci debitamente preparati, anche con il Sacramento della Penitenza, la nostra partecipazione alla Sua Eucaristia, indispensabile per la vita cristiana, sia sempre il punto più alto di tutta la nostra preghiera. Domandiamo che, uniti profondamente nella Sua stessa offerta al Padre, possiamo anche noi trasformare le nostre croci  in sacrificio, libero e responsabile, di amore a Dio e ai fratelli”.

Grazie.

 

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